Intervista di Allure tradotta in italiano
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Intervista di Allure tradotta in italiano

Questo articolo è tratto dall’edizione di dicembre di Allure USA.

Io e il mio ex ragazzo abbiamo avuto un litigio di fronte ad Amber Heard e lei è stata dalla mia parte. Aspettate, aspettate. Lasciate che inizi da capo.

Sono a Los Angeles per incontrare un’attrice per pranzo. Il tipico pranzo da celebrità. L’organizzazione è essenzialmente la solita: mi sono stati concessi 90 minuti per incontrare un’attrice famosa, parlare del suo ruolo in tale film (in questo caso, Justice League e Aquaman), conoscerla, conoscerla bene, e, alla fine, definire il suo carattere e spiegare che tipo di persona è in 3.000 parole o meno. Riduttivo? Assolutamente. Effettivamente possibile? Avevo i miei dubbi.

Heard è in ritardo – sapete, il traffico sulla 101 – per cui mi bevo un bicchiere di vino prima dell’intervista. Quando arriva, scegliamo un tavolo fuori e ci sistemiamo in un anonimo patio ricoperto di foglie e baciato dal sole. Fasciata da un vestito nero in lino e un cappello nero, potrebbe quasi passare inosservata. Quasi. Da vicino, ha quella carnagione raggiante da star del cinema che irradia popolarità. (Più tardi ho scoperto che quell’essere così raggiante deriva anche da un illuminante Becca e un correttore Chanel). Indossa un sacco di orecchini – cinque in un orecchio, tre nell’a – e anelli e braccialetti e niente si abbina ed è tutto un miscuglio cool, eclettico, la via bohème. Improvvisamente voglio essere lei.

In aggiunta, la sua mano destra è coperta da un’enorme benda. Per cui inizio con “CiaoPiacereDiConoscertiCheDiavoloE’SuccessoAllaTuaMano”. (Bicchiere di vino, stomaco vuoto, non giudicate).

“A quanto pare gli alberi di plastica da decoro sono infiammabili quasi quanto quelli veri” dice con un pizzico di disappunto. “Ho affittato una casa in Australia [mentre giro Aquaman], e c’è uno di quegli alberi – e la mia assistente stava accendendo delle candele”. Pausa. “Mi piace il fuoco attorno a me”. (OK, lettori, lo so cosa state pensando: sta parlando letteralmente o metaforicamente? Non lo so! Forse lo so! Ho più o meno avuto un’intuizione! Ma non lo posso dire con certezza!) “Ho sentito l’odore di qualcosa che bruciava e il secondo dopo l’intera casa era piena di fumo nero”.

Heard entra poi in modalità supereroe. “Corro in cucina, bagno dei panni, urlo contro chi sta soffiando sul fuoco e peggiorando la situazione. C’erano piccole pozzanghere di plastica sciolta che si era coagulata – davvero, dei piccoli roghi sotto l’albero. Sono riuscita a estinguere il fuoco in fretta, ma non mi sono accorta che la mia mano era sotto una goccia di plastica sciolta che stava per cadere. Pensavo fosse cenere o un piccolo residuo. Praticamente mi sono napalmata”.

Poi la storia diventa una parabola. “Capisci che stai diventando troppo brava a spegnere incendi quando ti accorgi dell’inettitudine degli altri. Sta iniziando a preoccuparmi. Perché sono così brava?” Forse non sorprendentemente, “I miei amici mi chiamano Calamità”.

Calamità mi lascia pensare su ciò che ha appena detto per un minuto mentre 10.000 domande si rincorrono nella mia mente. E poi il cameriere si presenta. Lei ordina un bicchiere di pinot noir, Walt Santa Rita Hills del 2015. Non vedo alcun motivo per cui fare tante cerimonie. “Che ne dici di una bottiglia?”

Facciamo una pausa per un piccolo riassunto su Amber Heard, famose attrice: viene dal Texas e si è trasferita a Los Angeles quando aveva 17 anni. Il suo primo ruolo importante è stato in Friday Night Lights and il suo primo ruolo da protagonista è stato All The Boys Love Mandy Lane. Ha recitato in Drive Angry accanto a Nicolas Cage e in The Rum Diary accanto a Johnny Depp. Questo mese, interpreta Mera in Justice League e poi riprenderà il ruolo in Aquaman. Per mettersi in (assurdamente meravigliosa) forma per Mera, “Mi sono allenata con Gunnar Peterson qui a Los Angeles”, dice. “Mi svegliavo, mi allenavo, mangiavo le mie uova sode e un po’ di cavolo e poi andavo ad allenarmi con gli stunt o con le arti marziali. Ho trascorso circa cinque ore al giorno ad allenarmi. Per il mio prossimo film sarò in pantaloni da tuta”. Chiedo a Heard se pensa mai di avere una vita assurda. “Lo penso molto”, dice. “Quando sono sospesa per aria sul set in un costume in spandex blu acceso e sorvolo l’oceano, mi chiedo cose tipo ‘Ho già esercitato la mia idrocinesi o stiamo parlando dentro una bolla?’”. Sì, c’è molta fantasia. Ma c’è anche la realtà. Per dire qualcosa di basilare su Amber Heard: è stata spostato con Johnny Depp. Tempo passato.

Se avete mai letto qualcosa sull’attrice trentunenne negli anni passati, a parte la recente notizia della sua rottura con Elon Musk, avete letto che è stata vittima di violenza domestica nella sua passata relazione, che è un modo più delicato di dire che è stata picchiata. E quando tuo marito è probabilmente l’attore più famoso del mondo, le cose si complicano. Che è un modo più delicato di dire che le cose diventano strazianti. Dopo le negazioni e tentativi falliti di distruggere la credibilità della Heard, Johnny Depp ha pagato 7 milioni di dollari. Lei ha donato l’intera somma all’ACLU e al Children’s Hospital [ospedale pediatrico] di Los Angeles.

Da persona famosa – e da persona che ha subito violenza domestica – è fondamentale per lei aiutare gli altri? Deve utilizzare il suo potere per il bene comune?

“Non devo; sono obbligata a farlo. Se io non avessi avuto un appoggio, non mi reggerei in piedi adesso”, dice Amber. (Ora la chiamo per nome perché, dai, stiamo parlando di cose fottutamente serie). “Ho un cervello e degli arti che funzionano a metà e come essere umano, è fondamentale per me rendere il mondo un posto migliore in qualunque modo, sia pur in piccola o insignificante parte. Ho sempre cercato di fare la cosa giusta. Ho usato tutto ciò che mi è stato dato. E dovevo rendere le cose migliori per il prossimo”.

Quando parli con Amber Heard, la vedi incredibilmente concentrata; è una fantastica ed attenta ascoltatrice, come se guardasse la tua anima. E’ facile instaurare una connessione con lei. E sì, lo so che questo è ciò che fanno le star del cinema per guadagnarsi da vivere, ma con lei semplicemente sembra reale. Non c’è niente di poco genuino qui.

Qualunque cosa sia successa fra lei e il suo ex marito non è ciò che ha sollevato il suo senso della giustizia. “Ho sostenuto l’ACLU sin da quando avevo 16 anni”, dice. “Mentre crescevo, le mie amiche avevano i poster degli ’N Sync e io collezionavo i manifesti della propaganda femminista della Seconda Guerra Mondiale. Le nostre madri e le nostre nonne hanno lavorato per creare un ambiente che fosse ingannevolmente comodo. L’ho dato per scontato. In confronto ad altri posti o altre generazioni, noi stiamo alla grande. Sì, certo, ci sono stati alcuni episodi sessisti qua e là”. Scuote la testa alla sua stessa ingenuità. “Mi sbagliavo. Mi sbagliava alla grande”.

Non c’è modo di parlare di misoginia o femminismo senza riferirsi all’attuale dialettica nazionale. Sia che pensiate che Harvey Weinstein e Donald Trump e Roger Ailes e Bill Cosby siano predatori, super predatori o, beh, semplicemente… incompresi, non potete negare che i diritti delle donne sono soggetto di dialogo nazionale nel 2017. Amber, come potete immaginare, ha qualcosa da dire a riguardo.

“Prima dell’Afferratore in Carica [Donald Trump], prima che tutte le donne si ricredessero, io mi ero già ricreduta. Avevo già realizzato che le radici della misoginia andavano molto più a fondo ed erano molto più pressanti”. Giusto per essere chiara: Amber non sta parlando della società in generale, questa roba è personale. “Non l’avevo realizzato fino ad un anno e mezzo fa. Stavo vivendo con la testa sotto la sabbia perché stavo facendo un paragone con altri posti o con il passato. Non avevo realizzato quanto lontano dobbiamo ancora andare per essere pari. E per pari, intendo equi”.

Sì, ci sono persone che diranno “Boo-hoo, l’attrice di Hollywood milionaria è triste. Ma per favore”. E a quelle persone, vorrei dire questo: è nata povera, e qualsiasi cosa sia successa, lei è dove è adesso. Ha lo stesso diritto di essere una persona ferita come tutti gli altri. (Amber, se stai leggendo questo, non ti ho chiamata vittima. Non c’è una goccia di ‘vittima’ in questa donna). Come dice lei “Stessa merda, miglior arredamento”.

Per staccare un po’ dalle cose più scomode e difficili di cui parlare (qualcosa che i migliori reporter cercano di fare!), le chiedo cosa sta leggendo. Volete sapere cosa sta leggendo ora? Al momento, Cleopatra: A Life [Cleopatra: la vita]. Ieri, ha letto la biografia di Catherine The Great [Caterina La Grande]. Il giorno prima ha letto una storia sui Romanov: “Raccomando assolutamente i Romanov. Non si possono creare storie più oscene, incredibili e assurde della storia degli zar”. Chi se ne importa della storia degli zar perché questa donna legge un libro storico, bello pesante, al giorno. “Ho un sacco di tempo libero sul set”.

OK, d’accordo, torniamo alle oscenità: si identifica come bisessuale? Appena la domanda è fuori dalla mia bocca, mi sento come una idiota. “Non mi identifico come niente”. Anche se sono tentata di spiegare la sessualità di Amber, lascio che lo faccia lei:

“Sono una persona. Mi piace chi mi piace. Mi è capitato di uscire con una donna e le persone hanno cominciato a farci foto mentre camminavamo verso la nostra macchina dopo cena. Io tenevo la sua mano e ho realizzato che avevo due opzioni: lasciare la sua mano e, quando interrogata a riguardo,  rispondere che la mia vita privata è la mia vita privata, o non lasciargliela e tirare avanti”. Indovinate cos’ha fatto.

Ecco quando il Complesso Industriale di Hollywood si è intromesso nella sua vita.

“Tutti mi hanno detto: ‘Non puoi farlo’. In un film avevo recitato con Nicolas Cage e in un altro stavo recitando con Johnny. E tutti dicevano ‘Stai buttando tutto all’aria. Non puoi fare questo alla tua carriera’. E io ho detto ‘Non posso fare tutto questo in un altro modo. Guardami’”. A questo punto, ho deciso con assoluta certezza che non mi metterò mai di traverso a lei.

“Mi hanno fatto notare che nessun’altra che lavorava a un ruolo romantico da protagonista, nessun’altra donna, era uscita allo scoperto. Io non sono mai uscita fuori. Non sono mai stata ‘dentro’. E’ limitante questa cosa LGBTQ. E’ servita ed ha funzionato come un ombrello per le persone emarginate i cui diritti venivano negati, ma perde efficacia a causa della variegata natura umana. Mentre ci educhiamo sempre più ed espandiamo la consapevolezza della nostra natura, continuiamo ad aggiungere lettere. E’ stato un grande scudo, ma adesso siamo bloccati dietro di esso. E’ importante respingere le etichette. Non m’interessa quante lettere aggiungi. A un certo punto, comporranno comunque le parole ‘SIAMO UMANI’”.

Verso un altro po’ di vino. Inizio a vedere Amber come il mio guru. Una donna che è un’anima generosa ed aperta; una compatriota; una compagna di viaggio. Rovista nella sua borsa per il burro cacao e non riesce a trovarlo. Le offro il mio Yves Saint Laurent Rouge Volupté Shine Oil-in-Stick Ready to Care & Shine Lip Colour e Oh Mio Dio Perché Questo Nome Non Finisce Più. Le dico di tenerlo. E’ ciò che le migliori amiche fanno.

“Equità non dovrebbe suscitare un dibattito”, dice seria. “Sei favorevole al trattamento equo delle persone? Ti lascio pensare” dice, non più così seria.

“La storia tende a favorire quelli dalla parte del giusto. Sia che siano i diritti civili nel 1962 o il suffragio nel 1914 o i diritti dei gay nel 2007. Tutti questi dibattiti sono stati molto specifici al tempo, ma se diamo uno sguardo più ampio, c’è una cosa in comune: l’equità. La giustizia non ha così tante sfumature e non è così delicata come si vuole far credere. E come la consistenza della nostra cultura cambia, l’equità si manifesta in maniera differente nei nostri dibattiti”.

Il tempo che ci è stato assegnato è già scaduto da un pezzo. Molto probabilmente, c’è un’altra bottiglia di pinot noir. Ma davvero, quando ti senti vicina a una persona come lo siamo noi, quando la conversazione scorre liberamente, quando tutto è fluido, come puoi quantificare qualcosa di banale come le bottiglie di vino? A questo punto, sono certa di una cosa: Amber Heard è la mia anima gemella. Che posso dire? Il cuore vuole ciò che vuole.

Dietro di me, una giovane donna con una lunga e fluttuante gonna di un arancione acceso e dei tacchi viole entra nel ristorante. Amber fa una cosa che non ho mai visto fare a una persona famosa. Le urla: “Amo la tua gonna! Sei bellissima!”.

E’ un momento bello, un gesto grazioso. E faccio notare che noi, tutte le donne, non ci diciamo abbastanza le une con le altre che siamo belle.

“E’ vero. Non lo facciamo” dice, fermandosi un momento in un modo che (sto imparando a capire) significa che sta per dissentire tacitamente. “Da bambina non sono mai voluta essere una principessa. Voglio essere il principe. Voglio fare le cose divertenti. Preferisco essere coraggiosa o intelligente anziché carina”.

Facile dirlo per la ragazza carina, dico.

“Le due cose non si escludono a vicenda, la mia faccia e il mio cervello. Abbiamo questo approccio viscerale nei confronti dell’umanità. Separiamo l’anima dal corpo”. Beh, lo facciamo e non lo facciamo. Le faccio notare che si ha la faccia che si merita a 50 anni.

“Quale onore invecchiare nel tuo viso” dice, “fare sì che le cose che non sono effimere parlino più forte di tutto il resto”.

C’è una certa narrativa nella vita di Amber. Lo chiamerò il problema dell’aggettivo. Le chiedo, a lei che è una ex modella, una domanda banale ma cruciale: è problematico essere chiamata bella?

“[Da bambina], vedere le principesse nei miei libri che venivano chiamate belle era frustrante. Ho trovato la stessa frustrazione a Hollywood. Leggo dai 5 ai 10 copioni al giorno, e 4 su 5 non hanno altro da dire sulla protagonista femminile. Sempre gli stessi aggettivi: bella o sexy o un’altra versione di questi. Ho iniziato a dire ai miei agenti ‘Non mandatemi copioni dove il primo aggettivo nella descrizione della femmina è “bella”. E se il secondo è “enigmatica”, lancialo nella spazzatura’. La parola ‘enigmatica’ significa ‘La sua storia non conta’. Sono stata ingannata da questo così tante volte”.

Qual è il primo aggettivo per il protagonista maschio?

“Non ce n’è uno, dipende dal film e dalla storia. E questa è la chiave”. La sua voce si abbassa, presumibilmente imitando come un copione suonerebbe se prendesse vita. “Rude. L’uomo vede azione durante il giorno. E’ abituato a dare ordine e non a riceverne”. Poi è di nuovo Amber. “Ci sono queste variegate descrizioni di ciò che dovrebbe essere un personaggio. Alle donne non è concesso lo stesso lusso. Quando sono venuta qui per la prima volta, essendo giovane e da sola e con un accento del sud, sono stata trattata come se fossi stupida, il che dice molto. Amo sentirmi dire che sono intelligente, ma ti immagini dire la stessa cosa ad un uomo?”.

Intervista di Michelle Lee tradotta dallo staff di Amber Heard Italia.

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